Il grande scienziato Charles-Édouard Brown-Sequard (Port Louis, 8 aprile 1817 – Sceaux, 2 aprile 1894) ebbe un finale di vita patetico. Si era messo a prelevare testicoli dei porcellini d’India (presto sostituiti da semplici cani) e a schiacciarli, ammollarli, iniettarseli, dichiarando all’universo mondo di aver riacquistato il vigore di un tempo e promuovendo di fatto un business internazionale.
Dieci iniezioni in tre settimane ed eccolo lì il primo giugno 1889 alla Societé de Biologie di Parigi, una grande conferenza per un clamoroso annuncio dell’esperimento compiuto su sé stesso. Si di lui calò un silenzio imbarazzato, eppure…
Tre colpi di genio e una pessima idea
Una precisa sindrome neurologica ha il suo nome, risulta uno dei medici più famosi e influenti del mondo nella seconda metà dell’Ottocento, avrebbe potuto ottenere mezzi busti in bronzo nelle piazze delle città di tre continenti.
Nativo di Mauritius, cittadino britannico di cultura francese, Brown-Séquard era un uomo a dir poco inquieto. Ventenne andò in Francia per tentare la carriera letteraria, ma finì per studiare medicina e per costruirsi una carriera medica importante.
Attraversò l’Atlantico ben sessantasei volte, sempre alla ricerca del luogo migliore in cui sviluppare le proprie ricerche (e trovare la felicità). Scalò a fatica i gradini di un’accademia a lui sempre un po’ ostile, fino a quando tornò a Parigi, dove finalmente riuscì a ottenere la cittadinanza francese e a diventare professore.
Ascesa e caduta di uno scienziato squinternato
Dopo aver dato contributi fondamentali alla nascente neurologia e dopo aver intuito tra i primi l’esistenza degli ormoni, si giocò la reputazione. Tocca ora a una bravissima comunicatrice scientifica riconsegnarci una stimolante, vivida, biografia di un notevole eccezionale irrequieto scienziato.
Gli scritti di Silvia Bencivelli
L’ottima giornalista e divulgatrice, conduttrice radiofonica e televisiva, Silvia Bencivelli (La Spezia, 1977), pisana d’adozione, si è laureata in medicina nel 2002 e ha ottenuto il master in comunicazione nel 2004 a Trieste, una delle allieve predilette di Pietro Greco (ringraziato in fondo insieme agli altrettanto mitici e compianti Romeo Bassoli e Rossella Panarese).
Da anni la scrittrice ci delizia con saggi colti e ironici che narrano magnificamente vicende e personalità della costruzione culturale della scienza:
dove ogni due passi c’è qualcuno che sbaglia strada, incespica, prende una storta, litiga, magari si incazza e prosegue zoppicando… ma va, in qualche modo e comunque, va… e costruisce non solo nuova conoscenza, nuovi bisogni, nuove soluzioni, nuove prassi, nuovi lessici, ma anche nuove fantasie.
Struttura del saggio Tre colpi di genio e una pessima idea
La narrazione inizia con la conferenza conclusiva, pessima comunicazione di un risultato, per di più sbagliato, all’origine della curiosità che ha trascinato Bencivelli nella storia di uno scienziato brillante e coraggioso, introverso e impulsivo, buono e disadattato. Il quale non riuscì a mettere mai radici da nessuna parte (perdendo cattedre, mogli, posti di lavoro), pur risolvendo in modo geniale almeno tre sconvolgimenti nelle proprie comunità (il colera per esempio) e compiendo in fondo un grossolano passo falso (da cui il titolo).
Un’esistenza a tratti incredibile e molto sfortunata (la foto di copertina è della tomba nel cimitero di Montparnasse), forse bipolare.
I capitoli successivi all’ultimo “errore” ricostruiscono cronologicamente fasi e clamori della vita, con un intermezzo (l’apparato endocrino), per concludersi con un grande finale (intuizioni e attualità di tiroide, testicoli, surreni, ormoni) e un piccolo finale (testosterone), l’appendice con stralci di alcune lettere, i ringraziamenti e la bibliografia (necessariamente) essenziale.
Il libro
Silvia Bencivelli
Tre colpi di genio e una pessima idea. Ascesa e caduta di uno scienziato squinternato
Bollati Boringhieri, 2025
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