Dalle nostre parti e da millenni, in vario modo.
Storia minima d’Europa
Vi è poco accordo tra gli studiosi sull’etimologia della parola Europa. Non meno labirintico appare lo sviluppo della nozione geografica (pur con qualche basilare riferimento fisico).
Il concetto appare eminentemente storico ovvero comprensibile solo in quanto si modifica con il tempo: ha da tempo a sud il Mediterraneo, l’Atlantico a ovest, l’Artico a nord e comprende a est un territorio fin oltre gli Urali e fin oltre Creta.
Il meccanismo che ha maggiormente contribuito alla sua formazione è la contrapposizione etnografica. L’idea di un gruppo di ecosistemi e popoli con caratteristiche comuni si fa strada a partire quasi dall’inizio del Medioevo. Sia il mondo greco che quello romano erano imperi mediterranei piuttosto che europei.
Certo, un’Europa originaria, autentica e pura non è mai esistita: lo spazio europeo è sempre stato un luogo di ibridazioni, interazioni, contrasti. D’altronde non avrebbe potuto essere altrimenti, considerando come non esistano confini fisici a delimitarlo.
La storia delle radici prime dell’Europa è un complesso intreccio di lente trasformazioni interne e di veloci fughe in avanti, di impercettibili modificazioni strutturali e di catastrofi improvvise (più o meno “naturali”).
Se si cerca di ricostruire e narrare un compendio di fatti e di idee di ogni tipo (politico, religioso, militare, pacifico, serio, romantico, vicino, lontano, tragico, comico, significativo o irrilevante) si corre il rischio di far diventare la storia europea “tutto quello che gli storici vogliono che sia” (Alan John Percival Taylor, 1986). Gli storici (come lui, 1906-1990), o i dirigenti politici o i rappresentanti istituzionali, possono correrlo, si sa, tuttavia soprattutto gli storici possono forse contribuire anche a ridurre confusione e ideologie.
Lo studio di Andrea Zannini
L’esperto efficace storico Andrea Zannini (Mestre, 1961) tiene da una ventina d’anni un corso di Storia dell’Europa all’università di Udine.
Quando cominciò, la costruzione dell’unità europea sembrava procedere a vele spiegate, tra la necessità di numerosi paesi usciti dall’esperienza del blocco sovietico di ancorarsi a un multiforme progetto di democrazia liberale e lo spettro del fondamentalismo religioso jihadista materializzatosi nell’attacco alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001.
Da allora molto è cambiato, dentro e fuori i paesi dell’Unione. Ancor di più sta cambiando negli ultimi anni e in questo 2025.
Struttura del saggio Storia minima d’Europa
Siamo alla terza aggiornata e integrata edizione del volume uscito nel 2015.
I capitoli sono venti.
Il primo approfondisce la storia del concetto, geografico o culturale di Europa, e parte dalle definizioni, innanzitutto quelle di continente (inadeguata a capire bene, da noi e nel pianeta Terra) e di eurocentrismo (ideologizzato solo attraverso una serie di precocità e successi).
Il secondo capitolo è dedicato alle radici più remote (dall’Africa, con il Neandertal primo vero “europeo”), alla transizione neolitica (dalla Mezzaluna Fertile, con la lenta innovazione stanziale) e alla decisiva storia linguistica (l’inesausta ricerca dell’indoeuropeo, il caso di Creta) che testimonia la ricchezza e al contempo la diversità interna del percorso storico europeo.
I successivi capitoli, con accorta selezione di passaggi, personaggi e fatti storicamente rilevanti, sono abbastanza cronologicamente dedicati a:
- Il mondo antico (greco e romano).
- La formazione dell’Europa cristiana.
- Maometto e Carlomagno.
- L’Europa dei castelli.
- L’Europa delle città.
- L’Europa fuori d’Europa.
- L’età delle religioni armate.
- Le metamorfosi dello stato.
- Il miracolo europee.
- L’età delle rivoluzioni.
- L’Europa dei diritti.
- L’Europa delle nazioni.
- L’età del progresso.
- L’Europa nel baratro.
- Il Nuovo Ordine Europeo.
- Un’Europa ricca e divisa.
- La costruzione dell’Europa unita.
- Le ombre d’Europa (l’ultimo ventennio).
Seguono la bibliografia (sia generale essenziale che distinta per capitolo), l’indice dei nomi e l’indice dei luoghi.
Continui e rilevanti i riferimenti alle migrazioni, ovviamente: per esempio lo straordinario mosaico linguistico
è il frutto dell’apertura dell’Europa, sin dalle epoche cosiddette preistoriche, alle migrazioni di popolazioni provenienti da altri continenti.
La casa della storia europea
Segnalo che nel maggio 2017 è stata inaugurata a Bruxelles anche la “casa della storia europea”, situata nel parco Léopold, prevalentemente “limitata” agli ultimi due secoli, attraverso oggetti, installazioni interattive, filmati storici e spazi di riflessione, circa trecentomila visitatori fino a inizio 2025.
Il libro
Andrea Zannini
Storia minima d’Europa. Dal Neolitico a oggi
Il Mulino, 2025
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