Alessandro Fo, Luci e eclissi, Einaudi 2026

Luci e eclissi: la resilienza umana nella poesia di Alessandro Fo

Luci e eclissi, la nuova raccolta poetica di Alessandro Fo (Einaudi, 2026), mi è apparsa, fin dalle prime battute, come un grande albero nel cuore della Terra.

Un albero dai mille rami, mutevole di colori, di suoni, le cui foglie (e come potrebbe essere del resto altrimenti?) bisbigliano ininterrottamente al vento. A quella corrente inarrestabile che, ogni giorno, le investe, inondandole di luce, di ombre, di vita e di morte. Un avvicendarsi di esistenze, di destini abbracciati o appena sfiorati che il verso mosso e aperto del poeta trae dall’oblio. Dalla dimenticanza. Dal dissolvimento.

Nulla va qui perduto perché sono foglie d’oro quelle che stormiscono ora nel sole, ora nella bufera. Foglie chiamate a resistere. A sfidare anche il più feroce autunno. A opporsi a testa bassa al più temibile inverno.

Mutano così gli scenari, le contingenze, gli abissi che minacciano il singolo o interi popoli (Luci e eclissi intreccia sottilmente coscienza civile e afflato poetico), ma l’umanità nel bel mezzo di questo o quella tragedia – dalla guerra al carcere, passando per la vecchiaia e le sue malinconiche rinunce – mostra, in un modo o nell’altro, tutta la propria caparbia resilienza. La capacità naturale di resistere alle avversità. Al dolore. Alla brutalità della guerra. Alla violenza di ogni inaccettabile aggressione.

Una raccolta questa di Alessandro Fo che, come suggerisce la quarta di copertina, non tenta in alcun modo la strada della facile consolazione, ma offre piuttosto una forma rara e necessaria di luce. E luce, allora, sia e sia per tutti.

Un assaggio di Luci e eclissi

Per il lettore che vuole toccare subito con mano il talento poetico di Alessandro Fo, eccovi qui di seguito un breve assaggio di Luci e eclissi.

Di volo

Apro il pc e mi appare una foto,
una fra le fornite di default.
È una bella baia thailandese
vista dall’alto. Colpiscono le masse
di quei rilievi soffiati nell’aria,
“spettacolari faraglioni carsici,
lussureggianti foreste di mangrovie, con acque cristalline”.
È il modesto villaggio di Ko Panyi.
Un porticciolo, con le sue casupole,
e tutto sa di semplice e pacifico.
Guardando meglio, minuscolo, in un punto
si sorprende il ricamo
di corpo e torri di un edificio sacro
(così parrebbe, almeno).
Chissà come lo vede, là dov’è, Dio…
Se gli fa effetto, che da lì si levino
preghiere e canti di venerazione.
O invece se, un po’ quasi intenerito,
sorride all’infinita piccolezza
di costruzioni e voti degli umani.

Il libro

Alessandro Fo
Luci e eclissi
Einaudi, 2026

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Giorgio Podestà

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