gialli psicologici ambientati in piccole città

I migliori libri gialli psicologici ambientati in piccole città italiane

Visto che il giallo è un genere letterario che appassiona molti, oggi scaviamo più in profondità e affrontiamo i gialli psicologici ambientati in piccole città italiane. In tali testi la provincia, intesa in senso culturale oltre che geografico, è un elemento essenziale della trama.

5 imperdibili gialli psicologici ambientati in piccole città italiane

Tra gli altri elementi essenziali troviamo la figura di un detective – che in Italia è quasi sempre un poliziotto o comunque un esponente delle forze dell’ordine – dotato di grande acume, ma anche di alcuni tratti distintivi del carattere e della personalità che lo rendono unico nel suo genere.

Altro aspetto comune: nella disamina di questi gialli ci troviamo quasi sempre davanti a vere e proprie saghe con un numero variabile di romanzi, la maggior parte dei quali hanno ricevuto un adattamento per il cinema o la televisione. Riscopriamoli insieme.

Montalbano sono!

Come non citare il commissario dei commissari, operativo nella cittadina immaginaria di Vigata, in Sicilia? Sono ben 28 i titoli dei romanzi che lo vedono protagonista, da La forma dell’acqua uscito nel 1994, a Riccardino pubblicato postumo nel 2020 per volere dello stesso autore, l’indimenticabile Andrea Camilleri. A questi va poi aggiunto Acqua in bocca scritto a quattro mani con Lucarelli e una serie pressoché infinita di racconti.

Tutto si sa di questo personaggio geniale e non convenzionale nel lavoro come nelle relazioni amorose, appassionato di buona cucina e buone letture come il famoso investigatore Pepe Carvalho, protagonista dei libri dello scrittore spagnolo Manuel Vásquez Montalbán che Camilleri ha voluto chiaramente omaggiare nella scelta del nome del suo personaggio di maggior successo.

Rocco Schiavone, ad Aosta per punizione

Dalle piramidi alle Alpi. Ci portano fino ad Aosta le pagine di Andrea Manzini che hanno per protagonista Rocco Schiavone, vicequestore di polizia trasferito nel capoluogo montano per motivi disciplinari. E proprio a dimostrazione che in questi gialli la geografia si mescola con la cultura, come Montalbano in Sicilia non potrà non avere a che fare con la mafia, qui invece ecco ritrovare tutti i luoghi comuni sulla montagna, complice anche la renitenza del protagonista ad abbandonare il suo stile cittadino – perfino nell’abbigliamento – per abbracciare il nuovo contesto.

Da un punto di vista caratteriale anche Schiavone è un “sui generis” che inizia la mattinata fumando una canna, non disdegna l’aiuto di figure ben oltre i limiti della legalità e ha un trauma che alberga nel suo passato: l’uccisione della moglie in un agguato destinato a lui.

Coliandro, quando il poliziotto diventa pasticcione

Vi stupirà, ma è la saga più “anziana” che affrontiamo oggi, iniziata con I delitti del Gruppo 13, raccolta pubblicata nel 1991, in cui l’ispettore – e di seguito sovrintendente – appare per la prima volta nel racconto intitolato Nikita.

Coliandro viene da una famiglia di poliziotti – il padre è addirittura un eroe morto nell’attentato a un giudice – è originario del sud ma vive a Bologna, nell’Emilia Romagna in cui in quegli anni imperversava la banda della Uno Bianca (peraltro formata da alcuni poliziotti) le cui vicende riecheggiano nella serie di romanzi del maestro Carlo Lucarelli.

Cacciato dalla squadra mobile per un grave errore durante un’operazione, Coliandro viene sbattuto prima all’ufficio passaporti e poi addirittura allo spaccio alimentare della Questura.

Uomo medio, un po’ razzista e un po’ sessista, è in realtà un buono con un altissimo senso della giustizia che persegue a modo suo.

Da rilevare la sua passione per il cinema – fa spesso sfortunate citazioni a braccio – e il mito per il Clint Eastwood dell’ispettore Callaghan.

In Veneto nuota un Alligatore

Il discorso cambia di brutto in questa saga di Massimo Carlotto ambientata a Padova e iniziata nel 1995. Cambia innanzitutto perché l’autore è molto vicino ai noir americani dei quali i suoi libri subiscono l’influenza soprattutto per l’introduzione di un nuovo elemento: le esperienze umane vissute nel mondo del carcere, della latitanza o, comunque, fuori dalla legalità.

L’Alligatore, al secolo Marco Buratti, è infatti un ex cantante di blues ingiustamente condannato a sette anni, che porta con sé tutte le problematiche degli ex detenuti, compresa l’ossessione per la giustizia. Comincia, così, a fare l’investigatore privato, rigorosamente senza licenza.

Ecco, dunque, un altro tratto originale. Il protagonista non è più un poliziotto, ma un improvvisato quanto recalcitrante detective. Non cambiano invece le connotazioni geografico-culturali e non solo perché l’Alligatore regge molto bene l’alcol, ma perché si parla, tra l’altro, di rapine nelle ville del Nord-Est e di fenomeni quali la mala del Brenta.

La Lolita del sud

In questo elenco mancava una donna, ma fortunatamente negli ultimi anni ci ha pensato la penna di Gabriella Genisi a creare un’eroina dei giorni nostri, Lolita Lobosco, già sbarcata anche lei in tv.

Pure lei poliziotta, o meglio, vicequestore, è la controparte femminile di Montalbano, a cui l’autrice ammette di essersi ispirata.

Lolita vive e lavora a Bari, è una donna mediterranea, femminile e seducente a capo di una squadra di uomini nel profondo sud. Indiscutibile, quindi, la sua abilità nello sconfiggere il pregiudizio e di sapersi affermare senza rinunciare a se stessa. O forse a qualcosa sì. Perfetta donna in carriera, condivide con i suoi colleghi maschi una certa incapacità a trovare l’amore vero (e a tenerselo stretto).

Tra i temi affrontati, infine, anche il caporalato e lo sfruttamento dei lavoratori.

Foto | khoroshkov via Depositphotos

Roberta Barbi

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