Samizdat: libri e documenti clandestini originali circolati nell'URSS

Samizdat ovvero i libri clandestini nell’URSS

Samizdat letteralmente significa “edito in proprio” e la definizione corretta di questo termine impronunciabile si riferisce all’editoria clandestina che tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta del secolo scorso si sviluppò nell’allora Unione Sovietica e in tutti i Paesi satelliti per far circolare i libri che per vari motivi erano vietati dal regime.

Questo fenomeno, interessante sotto diversi punti di vista, ha avuto il merito anche di introdurre un nuovo rapporto tra l’opera e il lettore, che ne diventa soggetto attivo, responsabile della riproduzione e della diffusione dell’opera stessa.

Tecniche di scrittura

In Unione Sovietica tutte le macchine da scrivere prodotte internamente e i dispositivi di stampa erano registrati ufficialmente, con i campioni tipografici prelevati direttamente dalla fabbrica e depositati in un archivio di Stato. Questo rendeva particolarmente rischioso riprodurre, ancora prima che diffondere, tali pubblicazioni perché, una volta scoperte, si poteva risalire facilmente al proprietario esattamente come in un delitto si può risalire alla precisa pistola che ha sparato.

Queste opere venivano stampate un po’ su tutto: legno, stoffa, ma soprattutto carta velina – non semplicissima da reperire sotto il regime ahimé – e per massimizzare le quantità, le copie venivano realizzate grazie all’utilizzo di fogli di carta carbone. Ovviamente, poi, passavano di mano in mano attraverso amici fidati, protette da copertine anonime e questa circolazione frenetica le rovinava sempre di più.

Negli anni Ottanta, in alcuni uffici arrivarono i primi computer e le prime fotocopiatrici e così si poterono stampare più copie, magari durante i turni di notte…

Uno e mille generi

Ma quali libri di fatto facevano parte del samizdat? Non c’era un genere d’elezione. Potevano essere testi ideologici come romanzi che per qualche motivo risultavano indigesti al regime comunista al potere e sui quali, dunque, si abbatteva la censura.

In questa categoria si inseriscono saggi filosofici, appelli, testi religiosi per lo più scritti da cristiani e buddisti, addirittura copioni teatrali, sceneggiature per cartoni animati e manuali ante litteram sullo yoga, oltre, ovviamente, a pubblicazioni apertamente contrarie al regime, anche periodiche come la “Cronaca degli eventi correnti”: una sorta di giornale-bollettino nato nel 1968 che si poneva l’obiettivo di denunciare le sistematiche violazioni dei diritti umani da parte dell’Urss a partire dalla cosiddetta “Primavera di Praga”, quando iniziarono a circolare anche microfilm e nastri Vhs con le immagini della rivolta.

Nacquero, quindi, delle vere e proprie biblioteche clandestine che “servivano” un’utenza fissa di poco più di un migliaio di persone che volevano restare aggiornate su cosa fosse considerato ostile dal regime e con il tempo, poi, queste biblioteche divennero per così dire “multimediali”, perché la censura si estese anche alla musica rock e si iniziò a copiare i dischi samizdat sull’acetato delle vecchie radiografie.

Si aprì, perciò, una specie di mercato parallelo e clandestino, mentre i laboratori di riproduzione delle opere si specializzavano e organizzavano sempre meglio: uno dei più prolifici era guidato da uno storico e collocato nei sotterranei del Museo Puskin a Mosca.

Esempi illustri di samizdat ma anche no

Il fenomeno samizdat, manco a dirlo, venne conosciuto in Occidente solo a partire dagli anni Novanta dello scorso secolo, con la caduta dell’Urss e degli altri regimi dell’Europa orientale, ma ancora oggi è molto difficile stabilire fino a che punto fosse ampio e possiamo essere certi che un gran numero di opere e di autori sono ancora inediti e tali resteranno per sempre. Molti, al contrario, negli anni, sono stati quelli scoperti dalle autorità, processati e condannati proprio per queste pubblicazioni.

Concludiamo con alcuni esempi tra i più illustri di opere circolate con questa modalità, come Il dottor Živago di Boris Pasternak, uscito prima all’ovest e vincitore del Premio Nobel per la letteratura, e Arcipelago gulag di Aleksandr Solženicyn che metteva in luce la realtà scomoda del trattamento dei prigionieri politici da parte del regime.

Foto | DepositPhotos

Roberta Barbi

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