Quest’anno uno dei libri cardine del Novecento compie cento anni. Non possiamo certo permetterci che un evento di tale portata passi sotto silenzio. Pubblicato nel 1925, La signora Dalloway di Virginia Woolf ci porta, fin dalle prime battute, nei fitti meandri della mente umana, tra i sentieri accidentati del pensiero, dentro le soffitte della memoria dove il passato può risorgere all’improvviso. Diventare in un istante presente.
Seguendo Clarissa Dalloway per le strade di Londra in una radiosa giornata di metà giugno, la complessità della vita (e della sua contropartita, la morte) si rivela in tutta la sua drammatica dirompenza.
Sette curiosità su La signora Dalloway di Virginia Woolf
Celebriamo allora questo importante centenario, guardando più da vicino nel cuore dell’indimenticabile Signora Dalloway.
1. Il romanzo venne scritto nel capanno del giardino di Monk’s House
Ogni giorno per tre ore Virginia Woolf si ritirava in un capanno del giardino e si dedicava alla stesura (su quaderni da lei stessa rilegati) di Mrs. Dalloway. Nella quiete di Monk’s House, la scrittrice dipanava ora i pensieri di Clarissa, ora le visioni di Septimus, mentre attorno a loro la vita brulicante e luminosa, terribile e magnifica di Londra seguiva, senza interruzioni, il proprio corso.
2. “Le ore” fu il primo titolo de “La signora Dalloway”
Virginia Woolf aveva inizialmente intitolato il libro Le ore. Il romanzo dura infatti solo un giorno. Una sparuta manciata di tempo (sottolineato puntualmente dallo scoccare del Big Ben) durante il quale il lettore conosce, fino a fondersi con essi, tutti i pensieri, tutte le nostalgie della signora Dalloway.
3. “La signora Dalloway” fu parzialmente ispirata dall’Ulisse di Joyce
Benché avesse espresso alcune perplessità sull’Ulisse di Joyce (per chi ne vuole sapere di più, rimandiamo alla lettura dei suoi celebri diari), la Woolf mutuò dal collega l’idea di ambientare La signora Dalloway in un ridotto lasso di tempo. La storia si apre infatti alle dieci del mattino di un giorno di giugno e si conclude la sera stessa con l’atteso ricevimento in casa Dalloway.
4. Dietro al personaggio di Clarissa Dalloway si nasconde una vecchia amica della scrittrice
Kitty Maxse era una cara amica d’infanzia di Virginia Woolf morta improvvisamente proprio mentre la scrittrice stava per iniziare La signora Dalloway. Molti tratti della protagonista del romanzo sono riconducibili a Kitty Maxse, come del resto conferma la stessa Woolf in una lettera alla sorella.
5. In origine la signora Dalloway doveva morire alla fine del libro
La scrittrice aveva inizialmente pensato di fare morire la sua protagonista, ma la creazione del personaggio di Septimus Smith, il giovane reduce in preda alla follia che sente gli uccelli parlare in greco, rimise tutto in discussione. Alla fine del romanzo Clarissa Dalloway vivrà e Septimus si darà invece la morte.
6. Per dare vita al personaggio di Septimus Smith, Virginia Woolf attinse alle gravi crisi depressive che avevano segnato la sua esistenza
Per descrivere la follia di Septimus Smith, che alla fine del romanzo si toglierà la vita, la scrittrice si ispirò alle proprie crisi depressive. La prima delle quali la colpì quando aveva solo 13 anni.
7. “La signora Dalloway” ha dato un nuovo volto (e corso) al romanzo
Con La signora Dalloway, Virginia Woolf ha aperto le porte al cambiamento. Mutato le regole che per decenni avevano governato il romanzo, scardinando, grazie anche al flusso di coscienza, la struttura che lo imprigionava.
Via | Mentalfloss
Foto | Virginia Woolf / Hogarth Press, Public domain, da Wikimedia Commons







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