Renée Vivien (1877-1909)

Renée Vivien, tra scandalo, amori e versi indimenticabili

Oggi non sono in molti a ricordarsi di Renée Vivien (1877-1909) eppure il suo nome fu un tempo celebre.

Renée Vivien, una figura tra mito e scandalo

La sua bellezza (su cui si innestava un talento poetico non comune e un’indole irresistibilmente appassionata) suscitava ammirazione e scandalo ovunque andasse. Le sue lussuose stravaganze, i suoi tanti viaggi in giro per il mondo, i suoi amori per altre donne (citiamo al volo la capricciosa e incostante Natalie Clifford Barney e la bella Kérimé Turkhan Pacha, moglie di un alto diplomatico turco) alimentavano come un fiume in piena i pettegolezzi nei salotti più in di Parigi. Alla stregua di un romanzo d’appendice, le sue vicende sentimentali, le sue trovate teatrali, i suoi rovesci di fortuna venivano sfogliati e raccontati con una curiosità e un interesse che oggi potremmo definire quasi patologici.

Dietro lo sfarzo, la fragilità

Tuttavia sotto quello scintillio di lacche e sete, sotto quello splendore da mille e una notte (l’Oriente era una delle sue più grandi passioni) si celava un’anima fragile. Una sete d’amore che difficilmente poteva essere capita e colmata. Un senso di vuoto nato forse – ma sono solo supposizioni – durante la sua solitaria infanzia in Inghilterra, quando la madre tentò brutalmente di scalzarla dalla successione per impossessarsi per intero della cospicua eredità lasciata dal marito.

Fatto sta che dopo un tentativo di suicidio con il laudano a Londra, una lunga malattia ai polmoni, un deperimento fisico sempre più grave e le tante (troppe) delusioni d’amore, la poetessa inglese, diventata ormai l’ombra di se stessa (camminava appoggiandosi a un bastone da passeggio), si spense precocemente all’età di trentadue anni. Le spese folli di quegli anni vissuti con tanto clamore a Parigi l’avevano portata a un solo passo dalla bancarotta.

Versi come testamento emotivo

Prendiamo commiato da Renée Vivien, ricordando, con la speranza di fare cosa gradita ai lettori, alcuni dei suoi versi più belli:

Ecco la notte: sto per seppellire i miei morti,
i miei sogni, i miei desideri, i miei dolori, i miei rimorsi,
tutto il passato… Sto per seppellire i miei morti.

Foto | SconosciutoUnknown author, Public domain, da Wikimedia Commons

Giorgio Podestà

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