Ritratto di Tennessee Williams, drammaturgo americano

Le 7 migliori trasposizioni cinematografiche di Tennessee Williams

Insieme con Eugene O’Neill e Arthur Miller, Tennessee Williams è uno dei grandi nomi della drammaturgia americana. Dalle sue opere, volute e pensate per il teatro, sono nate trasposizioni cinematografiche entrate a pieno titolo nella storia. Pellicole che hanno saputo aggirare la censura, scavalcare gli angusti limiti imposti dal famigerato codice Hays, portando sul grande schermo, più o meno mitigati, i drammi che lo scrittore compose a cavallo degli anni Quaranta e Sessanta.

Un mondo di passioni sotterranee, di fragilità destinate a capitolare, di conflitti interiori chiamati a implodere sotto un cielo di ghiaccio. Davanti a una realtà che ogni volta non sembra conoscere misericordia. La vita, ci sembrano dire i suoi personaggi, è un vero e proprio inferno. Un inferno di desolazione, dove la pietà non trova mai asilo o accoglienza.

Le 7 migliori trasposizioni cinematografiche di Tennessee Williams

Eccovi allora qui di seguito sette film memorabili ispirati ad alcune delle sue opere più amate. Buona visione!

Zoo di vetro, 1987

Il dramma che diede fama e successo a Tennessee Williams ha avuto due celebri adattamenti cinematografici: il primo nel 1950 per la regia di Irvin Rapper, il secondo nel 1987 per quella di Paul Newman. Una versione quest’ultima indubbiamente più vicina e fedele all’opera di Williams, dove il dramma di Laura Wingfield, timida e claudicante a causa di una malattia infantile, sembra trovare la sua dimensione più squisitamente umana.

La dolce ala della giovinezza, 1962

Un film che mette a nudo splendori e miserie di un’umanità allo sbando, dal fallimento dei sogni dell’aitante Chance Wayne al decadimento di una diva in fuga da Hollywood, passando per la bieca corruzione di una piccola cittadina del sud degli Stati Uniti. Protagonisti Paul Newman e Geraldine Page che, grazie al ruolo di Alexandra Del Lago, una stella ormai in declino, otterrà una candidatura all’Oscar come migliore attrice protagonista.

Baby Doll, 1956

L’ossessione amorosa di Angelo per la giovanissima moglie con cui non potrà avere rapporti fino al raggiungimento della maggiore età (21 anni) fa da contraltare a una situazione economica sempre più precaria e destinata a un drammatico epilogo. Diretto da Elia Kazan, il film riuscì in qualche modo a evitare le censure del già citato codice Hays.

La notte dell’iguana, 1964

Diretto da John Huston e con Richard Burton nel ruolo di Lawrence Shannon, un ex sacerdote alcolizzato che vive ora in una sperduta località balneare messicana, La notte dell’iguana ci mostra senza filtri o edulcorazioni il volto di un’umanità sola e travolta. Nel cast anche la bellissima Ava Gardner.

Improvvisamente l’estate scorsa, 1959

Un cast stellare che vede scendere in campo attori del calibro di Katherine Hepburn, Elizabeth Taylor e Montgomery Clift. Un dramma che pur girato durante anni di attenta e vigile censura riesce a convogliare tutta la propria verità, portando in scena omosessualità, violenza e manipolazione psicologica.

La gatta sul tetto che scotta, 1958

Siamo nel sud degli Stati Uniti dove la bella Maggie (Elizabeth Taylor) fronteggia a più riprese Brick (Paul Newman), l’uomo che ha sposato e ama disperatamente. Tra i due giganteggia l’ombra ingombrante di un amico morto tragicamente a cui Brick era profondamente legato. Più di quanto una moglie potrebbe lecitamente desiderare.

Un tram che si chiama desiderio, 1951

Un film famosissimo che vede contrapposti due “pesi massimi” come Marlon Brando e Vivien Leigh, rispettivamente nei ruoli del rude Stanley Kowalski e della fragile Blanche DuBois. Un dramma dove animalità e sensibilità, disperazione e speranze si dilaniano fino al tragico, inevitabile epilogo: la follia della povera, trasognata Blanche.

Via | Mentalfloss
Foto | Florida Keys–Public Libraries from Key West, Fla., USA, CC BY 2.0, da Wikimedia Commons

Giorgio Podestà

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