La sua fu una vita costellata di lutti. Di delusioni intollerabili. Nato a Vienna in una famiglia della piccola nobiltà (il padre apparteneva a quella schiera di intransigenti burocrati caparbiamente fedeli agli Asburgo), Ferdinand von Saar (1833-1906) venne allevato dai nonni e dalla madre, rimasta precocemente vedova e in condizioni economiche non floride.
Il futuro scrittore capì presto che la sua vita non sarebbe stata certo facile. Dopo aver tentato la carriera militare, periodo durante il quale contrasse diversi debiti, von Saar riuscì a farsi largo nel mondo difficile delle lettere con Elegie viennesi.
Tuttavia il suo vero talento è da ricercare altrove, in quella inarrivabile vena di narratore che fa di lui, insieme a Marie von Ebner-Eschenbach, un’altra aristocratica dalla penna sopraffina, uno dei massimi esponenti del realismo austriaco.
Ferdinand von Saar: realismo e profondità abissali
Etichetta che oggi gli va certamente stretta, visto quel suo sguardo vasto e acuto, in grado di scendere fino a profondità abissali, di portare ogni volta alla luce, come una reliquia trafugata o un ossario dimenticato, l’incolmabile solitudine umana. Quella sua caparbia lotta contro un destino misterioso, a tratti implacabile, spesso e volentieri (come potremmo mai negarlo?) profondamente ingiusto.
La sua non è, badate bene, soltanto la cronistoria di un’epoca giunta alla sua drammatica conclusione, il ritratto di quel finis Austriae di cui fu l’implacabile cantore, ma in lui (ed è questo che lo rende veramente indimenticabile) vive e incanta la voce del poeta, dell’artista autentico, di colui che, senza mai abbassare le palpebre, senza mai stornare lo sguardo dalla verità, scruta in fondo al cuore dell’uomo e delle cose, mettendole dolorosamente a nudo.
Il cantore del finis Austriae
Il suicidio della moglie e infine la malattia stessa che lo colpì nel 1906, determinando in lui il desiderio di porre termine ai suoi giorni con un colpo di pistola, sono gli ultimi stadi di un’esistenza invariabilmente segnata da una sensibilità umana e artistica fuori del comune.
Duole che un autore di tale portata e valore abbia in Italia così poca eco. Qui di seguito troverete una selezione (ahimè assai sparuta) delle sue opere disponibili in italiano:
- Dalle novelle austriache, a cura di Armando Deidda, Libreria Dessì 1972.
- Elegie viennesi, a cura di Armando Deidda, Fossataro 1973.
- Girotondo d’autunno, a cura di Giovanni Tateo, SE 2013
- Il sottotenente Burda. Innocens, a cura di Gabriella Catalano, Edizioni e/o 1985.
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