Vittoria Colonna dipinta da Sebastiano del Piombo

Vittoria Colonna, tra poesia, fede e amicizia con Michelangelo

Nata in una famiglia della grande nobiltà romana e vedova inconsolabile di Ferrante d’Avalos, comandante delle forze imperiali di Carlo V e marchese di Pescara, Vittoria Colonna (1490-1547) trovò nella poesia e nella fede religiosa non tanto un conforto quanto un fermo baluardo contro il dolore. Quel fondo mal di vivere che, come un fiore maligno, fin dall’infanzia le si era insinuato nel cuore, condannandola a vivere notte e giorno sull’orlo di un abisso senza nome. Un’immensa voragine da cui riusciva a ritrarsi a stento e soltanto grazie alla sua profonda fede in Dio.

Il dolore e la poesia: la sublimazione della perdita

La morte del marito (amato quasi fino all’idolatria e allo sfinimento) nel tardo autunno del 1525 la lasciò sgomenta. In preda a un dolore sordo, pesante, destinato (fortunatamente) a essere sublimato in versi struggenti. In strofe accorate che, con puntualità, facevano il giro delle corti italiane e straniere, suscitando ovunque plauso e ammirazione.

Fede e riforma: il pensiero religioso di Vittoria Colonna

Appena possibile Vittoria Colonna cercava però rifugio altrove, lontano da tutto quel clamore, nei conventi più appartati e rigorosi, nella pace sussurrante dei chiostri, in quelle celle nude e smilze dove si sentiva più vicina all’Onnipotente. Ormai sempre più intimamente convinta, del resto, che la Chiesa di Roma dovesse ritornare, senza perdere ulteriore tempo, alla povertà delle origini. Occuparsi solo dello spirito. Lasciare il potere temporale in altre mani.

Le sue opinioni, condivise da una cerchia di uomini e donne di grande levatura e cultura, inclusi Michelangelo (a cui fu legata da una lunga e sincera amicizia) e la bella Giulia Gonzaga, contessa di Fondi, furono guardate con torvo sospetto dalla Chiesa cattolica, già duramente minacciata dalla rottura con i riformati, gli irriducibili ribelli del Nord. Tuttavia il prestigio della famiglia e la fama stessa della marchesa di Pescara bastarono a tenere a bada sia l’Inquisizione, sia l’accusa di eresia.

Vittoria Colonna morì a Roma nel 1547, portandosi forse nella tomba anche il segreto – appena sussurrato e attentamente vigilato da chi le stava vicino – di una grave malformazione congenita che, almeno secondo alcuni biografi, le avrebbe impedito la consumazione del proprio matrimonio con il focoso e amatissimo Ferrante d’Avalos.

Foto | Sebastiano del Piombo, Public domain, da Wikimedia Commons

Giorgio Podestà

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