Bookabook

Pubblicare un libro in Italia nel 2026: Bookabook, self-publishing o editoria tradizionale?

L’autore esordiente italiano che oggi finisce di scrivere un romanzo si trova davanti a tre strade. Può tentare la via classica, spedire il manoscritto alle case editrici e aspettare. Può pubblicare da solo, attraverso le piattaforme di self-publishing. Oppure può scegliere una terza opzione, quella del crowdfunding editoriale, di cui Bookabook è probabilmente il principale rappresentante in Italia.

Tre modelli diversi, tre promesse diverse, tre profili di autore diversi. Vediamo cosa offrono davvero e dove ciascuno lascia qualcosa sul tavolo.

La via classica: editoria tradizionale

Il vantaggio dell’editoria tradizionale è ancora, nel 2026, il più riconoscibile: validazione, distribuzione, visibilità. Un libro pubblicato da un editore affermato arriva in libreria (soprattutto se l’editore possiede delle librerie: è il caso di Mondadori, Feltrinelli, Giunti e pochissimi altri), ottiene (forse) una recensione, viene (forse) esposto in vetrina.

Il problema è il percorso per arrivarci. Le grandi case editrici italiane ricevono decine di migliaia di manoscritti all’anno e pubblicano qualche centinaio di titoli, in larga parte di autori già noti o rappresentati da un agente. Per un esordiente senza contatti, le probabilità sono statisticamente marginali. I tempi di risposta (quando arriva) si misurano in mesi. Le royalties medie oscillano tra il 6% e il 10% sul prezzo di copertina. Le attività di marketing sui titoli di esordienti sono spesso limitate al minimo indispensabile.

Al netto di tutto, chi riesce a entrare in questo sistema ha sicuramente ottenuto un risultato. Il problema è che le regole di accesso sono opache, e il merito letterario è solo uno dei fattori che contano. E che ci sono centinaia (migliaia?) di editori che si spacciano per “tradizionali” che in realtà chiedono quattrini agli autori.

Il self-publishing: controllo totale, oneri totali

Il self-publishing anni fa si pensava avrebbe cambiato le regole del gioco. Le principali piattaforme di autopubblicazione permettono a chiunque di pubblicare un libro in pochi giorni, con royalties sugli ebook che in alcuni casi superano il 60% sul prezzo di copertina. Cosa non ha funzionato?

Senza distribuzione in libreria, senza editing professionale, senza una struttura alle spalle, il self-publishing scarica sull’autore ogni responsabilità – dalla copertina alla promozione, dall’editing delle bozze alla gestione fiscale dei diritti. Chi ha competenze di marketing digitale e un pubblico già costruito può ottenere risultati anche buoni. Chi parte da zero, nella stragrande maggioranza dei casi, vende pochissime copie.

Il self-publishing è libertà assoluta. Ma è anche solitudine assoluta.

Bookabook: il modello ibrido

Le opinioni su Bookabook che circolano online descrivono quasi sempre un’esperienza intermedia tra i due estremi. Non è un caso, perché il modello è stato costruito proprio per occupare quello spazio.

Da un lato Bookabook offre quello che l’editoria tradizionale riserva ai pochi: un contratto gratuito, editing professionale, progetto grafico, distribuzione nazionale attraverso Messaggerie Libri, attività di marketing post-pubblicazione previste per iscritto, e dal 2026 un ufficio stampa per ogni titolo pubblicato. Royalties fino al 50% sul prezzo di copertina per le vendite online, una condizione che regge il confronto diretto con il self-publishing.

Dall’altro chiede all’autore qualcosa che né l’editoria tradizionale né il self-publishing strutturano in modo così esplicito: partecipazione attiva alla promozione del libro. Bookabook affianca l’autore con un tutor dedicato, materiali grafici e un corso di marketing editoriale incluso nel percorso. E attività di promozione del libro svolte dalla casa editrice previste in modo esplicito nel contratto. Ma l’impegno personale è spesso determinante nella costruzione di una comunità di lettori (che naturalmente vogliono relazionarsi soprattutto e direttamente con l’autore).

Tre domande per scegliere

Quanto controllo vuoi sul prodotto finale? Massimo nel self-publishing, negoziato in Bookabook, minimo nell’editoria tradizionale.

Sei disposto a promuovere attivamente il tuo libro? Nel self-publishing sei solo. In Bookabook sei affiancato ma protagonista. Nell’editoria tradizionale dipende dall’editore — ed è sempre più raro che un editore tradizionale faccia un vero investimento su un esordiente.

Quanto vale per te la distribuzione in libreria? Nel self-publishing è praticamente assente. In Bookabook è garantita attraverso uno dei principali distributori nazionali. Nell’editoria tradizionale dipende dal distributore e dal peso dell’editore.

Quale strada scegliere

Non esiste una risposta universale, ma esistono profili abbastanza definiti.

L’editoria tradizionale ha senso per chi ha già un agente, o per chi è disposto a investire anni nel tentativo, sapendo che il rifiuto è la norma, non l’eccezione. Può essere il punto di approdo dopo una o due pubblicazioni con una discreta circolazione, raramente è il punto di partenza.

Il self-publishing ha senso per chi ha già un pubblico, competenze digitali e vuole muoversi in autonomia senza intermediari.

Bookabook ha senso per chi ha un manoscritto solido, vuole una struttura editoriale professionale alle spalle senza pagare nulla, e non ha paura di mettersi in gioco di persona per costruire il primo nucleo di lettori.

La differenza tra i tre modelli, alla fine, non è solo commerciale. È una domanda su che tipo di autore si vuole essere. Per chi vuole approfondire l’esperienza di chi ha già pubblicato con Bookabook, l’analisi dei pregi e difetti di Bookabook raccontati da chi ci ha pubblicato offre un punto di vista editoriale dettagliato.

Foto | DepositPhotos

Marco Penna

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