Un libro antico da cui germogliano ramoscelli con piccoli fiori bianchi, circondato da pile di libri e una borsa in macramè, simbolo del concetto di biblioteche verdi e sostenibilità.

Biblioteche verdi: come la cultura può guidare la transizione ecologica e sociale della comunità

La sostenibilità non è più un’opzione astratta, una dicitura di cortesia da inserire nei bilanci di fine anno o un semplice bollino verde da esibire sulle pareti degli edifici pubblici. Al contrario, rappresenta una modalità radicale e inedita di intendere il servizio pubblico e la diffusione del sapere. In questo contesto di profonda transizione, le biblioteche occupano una posizione straordinariamente privilegiata: sono presidi di prossimità, godono di una fiducia intergenerazionale consolidata in anni di lavoro quotidiano e sono, per antonomasia, spazi democratici e gratuiti. Ma cosa accade quando la cura per i libri si fonde con la cura per il pianeta? Nascono le cosiddette biblioteche verdi, istituzioni capaci di interpretare la transizione ecologica non solo attraverso l’architettura, ma tramite l’attivismo culturale e l’inclusione sociale.

Cosa significa, concretamente, essere una biblioteca verde?

Nell’immaginario collettivo, una biblioteca verde potrebbe apparire semplicemente come un edificio moderno, dotato di pannelli solari e arricchito da rigogliose piante da interno. Sebbene l’efficientamento energetico e la bioarchitettura siano pilastri fondamentali, ridurre l’ecologia bibliotecaria alla sola struttura architettonica sarebbe un errore prospettico. La vera sostenibilità si muove su tre dimensioni strettamente interconnesse: quella ambientale, quella sociale e quella economica.

Una biblioteca autenticamente “green” rivede sistematicamente le proprie decisioni d’acquisto, la gestione dei flussi di rifiuti, la composizione delle proprie collezioni e le modalità con cui coinvolge la cittadinanza. Non si tratta di una questione di grandi budget personali o istituzionali, bensì di un cambiamento di mentalità. La condivisione stessa dei libri – il prestito – è storicamente la prima forma di economia circolare applicata alla cultura. Estendere questa filosofia a ogni aspetto della vita bibliotecaria significa trasformare l’istituzione in una palestra di ecologia quotidiana, dove si apprende il valore del riuso, della condivisione delle risorse e del consumo critico.

L’identikit del “bibliotecario verde”: oltre la catalogazione

In questo processo di metamorfosi, la figura professionale del bibliotecario evolve in modo significativo. Il “bibliotecario verde” non è semplicemente un custode o un catalogatore di testi, ma un facilitatore culturale capace di integrare i valori dello sviluppo sostenibile nei servizi informativi di tutti i giorni. Il suo ruolo diventa centrale nel contrastare uno dei fenomeni più insidiosi della nostra epoca: la disinformazione climatica.

Garantire l’accesso a fonti scientifiche verificate, strutturare percorsi di Information Literacy sui temi ambientali e stimolare il dibattito pubblico sono azioni strettamente politiche, nel senso più alto del termine. Il bibliotecario verde coordina le buone pratiche interne – dalla riduzione della plastica all’ottimizzazione digitale – e contemporaneamente tesse relazioni con l’esterno, ascoltando i bisogni della comunità e traducendo le grandi direttive internazionali in azioni concrete, comprensibili e accessibili a livello locale.

Una bussola europee: il “Green Librarian Handbook”

Il dibattito e le metodologie pratiche attorno a questo tema hanno trovato una sistematizzazione cruciale in una recente pubblicazione di matrice europea: The Green Librarian Handbook: A guide for libraries to lead sustainable change in Europe. Frutto della collaborazione tra EBLIDA (European Bureau of Library, Information and Documentation Associations) e il network ELAN, attraverso il prezioso coordinamento della rete RECIDA, questo manuale si propone come una guida pragmatica per orientare le istituzioni che desiderano avanzare sul sentiero della sostenibilità.

Il volume non si limita a fotografare lo stato dell’arte, ma offre un quadro normativo ed economico chiaro, esaminando i principali vettori di riferimento della politica continentale: dagli Obiettivi di Sostenibilità dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite fino al Pacto Verde Europeo (European Green Deal). Il pregio del manuale risiede nella sua capacità di connettere le macro-decisioni pubbliche europee relative alla biodiversità, all’economia circolare, alla mobilità e alla transizione energetica con la micro-attività dei centri culturali di quartiere o di provincia. Le biblioteche smettono così di essere spettatrici passive dei mutamenti normativi globali per diventare attrici protagoniste della formazione civica.

Metodologie e strumenti per il design sociale

Il manuale europeo evidenzia come la transformación in biblioteca verde passi inevitabilmente attraverso l’adozione di metodologie di progettazione partecipata e design incentrato sulle persone. Strumenti come il Design Thinking for Libraries o l’approccio dei Laboratori Bibliotecari (Library Labs) permettono di scardinare la vecchia logica verticale dell’erogazione dei servizi.

La biblioteca si configura sempre più come il “Terzo Luogo” teorizzato dalla sociologia: uno spazio vitale che non è la casa e non è il posto di lavoro, ma un baricentro di aggregazione dove l’apprendimento avviene in modo orizzontale, informale e cooperativo. Attraverso queste metodologie, l’istituzione non cala dall’alto le risposte, ma si pone le domande giuste insieme alla cittadinanza: qual è l’impatto ambientale della nostra struttura sul quartiere? Come possiamo collaborare con le associazioni ecologiste locali? Quali piccoli cambiamenti quotidiani possiamo testare fin da subito per migliorare il benessere collettivo?

Esempi virtuosi tra Europa e Italia: le “Biblioteche delle cose” e dei semi

Le buone pratiche raccolte a livello internazionale dimostrano che la via della sostenibilità è multiforme e si adatta plasticamente a ogni contesto territoriale. Se da un lato assistiamo a monumentali interventi architettonici – come la transizione solare della British Library o la concezione avveniristica della Rami Library in Turchia –, dall’altro lato i cambiamenti più incisivi avvengono spesso attraverso micro-progetti replicabili basati sulla fantasia e sull’alleanza sociale.

Un esempio straordinario è la diffusione delle “biblioteche delle cose” (Library of Things), già ampiamente radicate in Scandinavia e in Polonia. In queste strutture il cittadino non prende in prestito soltanto romanzi o saggi, ma anche attrezzi da lavoro, utensili per il giardinaggio, macchine per cucire o strumenti musicali. L’obiettivo è duplice: abbattere le barriere economiche d’accesso alla strumentazione e disincentivare l’acquisto compulsivo di oggetti destinati a rimanere inutilizzati per la maggior parte del tempo, riducendo drasticamente la produzione di rifiuti.

Anche in Italia il panorama è in fortissimo fermento. L’Associazione Italiana Biblioteche (AIB) coordina da tempo un gruppo di lavoro dedicato specificamente a “Biblioteche e sviluppo sostenibile”, promuovendo la diffusione di queste tematiche lungo tutta la penisola. Nel nostro contesto nazionale, una delle declinazioni più affascinanti e di successo delle biblioteche verdi è rappresentata dalle Biblioteche dei Semi (Seed Libraries). In queste realtà, nate spesso all’interno di poli civici comunali, gli utenti possono prelevare gratuitamente sementi di varietà orticole locali, rare o antiche, impegnandosi a coltivarle sul proprio balcone o nel proprio orto per poi riconsegnare alla biblioteca, al termine del ciclo colturale, i semi nuovi generati dalla pianta. Si tratta di un circolo virtuoso che tutela la biodiversità agraria del territorio e, contemporaneamente, ricostruisce quel legame ancestrale tra l’uomo, la terra e la stagionalità che la modernità urbana ha parzialmente reciso.

Le biblioteche verdi ovvero la cultura come cura del mondo

In definitiva, la riflessione sulle biblioteche verdi ci ricorda che la vera ecologia non può essere disgiunta da un profondo investimento culturale. Proteggere l’ambiente significa innanzitutto comprendere le complessità del mondo in cui viviamo, sviluppare il senso critico e riscoprire l’importanza dei beni comuni.

Per una realtà editoriale che fonda la propria identità sulla cura rigorosa della parola, sulla saggistica di approfondimento e sul valore antropologico della lettura, guardare alla biblioteca come a un ecosistema vivo e sostenibile è una scelta naturale. Le biblioteche verdi dimostrano che la cultura non abita in una torre d’avorio isolata dal mondo, ma è immersa nel fango e nella bellezza della terra. Leggere, condividere, dipanare la biodiversità e aver cura degli spazi comuni sono gesti gemelli: i tasselli fondamentali di un unico, grande racconto collettivo orientato al futuro.

Via | Comunidad Baratz
Foto | DepositPhotos

Roberto Russo

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