Perché san Valentino è la festa degli innamorati
Perché san Valentino è la festa degli innamorati

Perché san Valentino è la festa degli innamorati

Il 14 febbraio si celebra san Valentino, patrono degli innamorati. Perché san Valentino è la festa degli innamorati? C’entra senza dubbio san Valentino, ma anche la celebre lupa che ha allattato Romolo e Remo, la natura e l’istituzione di un tribunale in Francia. Ma andiamo con ordine.

Chi è San Valentino

È necessario fare una premessa, comunque. Anche quando parliamo di «vera storia di san Valentino», dobbiamo porre attenzione, perché le fonti sono molto lacunose. Del resto stiamo parlando di persone vissute nel IV secolo dopo Cristo e i secoli hanno steso una coltre polverosa sulla memoria.

Dal punto di vista storico di san Valentino si sa poco e niente. Il Martirologio Romano ha questa laconica presentazione: «A Roma sulla via Flaminia presso il ponte Milvio, san Valentino, martire». Tutto qua. La più antica notizia che abbiamo di san Valentino la troviamo nel Martyrologium Hieronymianum, redatto nei secolo V-VI. Il nostro santo è stato vescovo e martire, nato a Terni intorno al 176 e morto a Roma il 14 febbraio 273. Sarebbe morto per decapitazione: il soldato romano Furius Placidus, agli ordini dell’imperatore Aureliano, avrebbe dato seguito alla sua esecuzione quando il santo contava 97 anni.

La vera storia di San Valentino

Stando alle fonti, a Roma c’era un tal Cratone, intellettuale di origine e cultura greca, il cui figlio Cerimone soffriva di una malattia che lo rendeva incapace di camminare. I medici del tempo non riuscivano a raccapezzarsi. Caso volle che della stessa malattia soffriva anche il fratello del tribuno Fonteio e che era guarito grazie al vescovo di Terni, Valentino. Cratone si rivolse quindi a Valentino per chiedere la guarigione del figlio e, per tutta risposta, il vescovo pose come condizione della guarigione la conversione dell’intera famiglia al cristianesimo. Cratone, pur non comprendendo tale richiesta, accettò e allora Valentino pregò per chiedere la guarigione del ragazzo. Dopo un’intera notte di orazioni Cerimone guarì. Cratone, come promesso, si convertì al cristianesimo insieme a tutta la sua famiglia. Con loro si convertìe anche Abbondio, figlio del prefetto di Roma. E, dietro il suo esempio, tanti intellettuali romani aderirono alla religione di Valentino.

Questa conversione di massa venne mal vista dalla classe dirigente, tanto che il senato di Roma fece arrestare (di notte e di nascosto) il vescovo Valentino per poi giustiziarlo. Probabilmente la data della morte di san Valentino è il 347. Ma la data non è affatto certa: altre fonti parlano del 273.

Il corpo di san Valentino venne in seguito recuperato da tre giovani – Procolo, Efebo e Apollonio – e sepolto a Terni. Tuttavia Lucenzio, magistrato romano di Terni, punì tre giovani per il loro atto di pietà e li fece uccidere. Abbondio (il figlio del prefetto di Roma, convertito al cristianesimo) raccolse i corpi martoriati dei tre giovani e diede loro sepoltura accanto a quella del santo vescovo Valentino.

La leggenda è alla base del perché san Valentino è la festa degli innamorati

Attorno alla figura di san Valentino sono sorte diverse leggende. Le più celebri riportano il fatto che fosse amante delle rose che poi donava alle coppie di fidanzati per augurare loro tanta felicità. In particolare ci sono due leggende su san Valentino che sono molto diffuse.

La leggenda della rosa

Un giorno il vescovo Valentino sentì due giovani fidanzati che bisticciavano. Decise allora di andare loro incontro portando una rosa: questo fece sì che i due giovani smettessero di litigare. Per l’occasione Valentino spiegò loro l’importanza dell’amore e del matrimonio. I due giovani furono conquistati dalle sue parole e gli chiesero di presiedere le loro nozze. La cosa si venne a sapere e tutti volevano farsi unire in matrimonio da Valentino. Lui non poteva certo celebrare i matrimoni di tutti i fedeli, quindi stabilì che il 14 del mese avrebbe benedetto l’unione degli sposi. E proprio il 14 febbraio Valentino morì per unirsi in matrimonio eterno con il suo Signore.

La leggenda di Sabino e Serapia

L’altra leggenda riguarda i giovani Sabino e Serapia. Serapia abitava in una piazza di Terni (quella che oggi è piazza Clai). Sabino era un giovane centurione romano che passava tutti i giorni da quelle parti e, vedendola se ne innamorò. La chiese quindi in sposa, ma i parenti di Serapia erano contrari a tali nozze perché Sabino non era cristiano.

Spinto da Serapia, Sabino ne parlò con il vescovo Valentino che lo istruì e lo battezzò. Tutto a posto per le nozze, quindi? No, perché si venne a scoprire che Serapia era molto malata e ormai stava per morire. Venne chiamato il Vescovo al capezzale della moribonda e Sabino lo supplicò di non permettere che si separasse dalla sua amata. Il vescovo Valentino, allora, si raccolse in preghiera e il sonno eterno abbracciò i due amanti, che da allora non si sono più separati.

La leggenda di Sabino e Serapia era stati quasi dimenticata, fino a quando, nel secolo scorso, a Terni, in località Pentima, non venne ritrovato un sarcofago con dentro gli scheletri di due giovani. Il pensiero andò subito a Sabino e Serapia.

Come nasce la festa degli innamorati ovvero perché san Valentino è la festa degli innamorati

Tutta una serie di eventi hanno contribuito a far sì che san Valentino diventasse il patrono degli innamorati. Proviamo a spiegare meglio perché san Valentino è la festa degli innamorati.

I Lupercalia

Innanzitutto la data della sua morte, il 14 febbraio. In quegli stessi giorni a Roma si celebravano i Lupercalia che, secondo Dionisio di Alicarnasso, ricordavano l’allattamento di Romolo e Remo da parte di una lupa che aveva partorito da poco (ci sono, comunque, anche altre ipotesi sull’origine dei Lupercalia). La chiesa ha piano piano soppiantato le feste del calendario romano con la celebrazione delle proprie feste e così invece dei Lupercalia si è iniziato a festeggiare Valentino, ma l’idea della fecondità e della vita che nasce è rimasta negli strati sottostanti della popolazione. I monaci benedettini, che sono stati i primi custodi della basilica dedicata a san Valentino a Terni, hanno poi diffuso il culto del santo in tutta l’Europa, attraverso i loro monasteri.

Nel perché san Valentino è la festa degli innamorati c’entra anche Chaucer

In Francia e in Inghilterra, poi, si credeva che il 14 febbraio iniziasse l’accoppiamento degli uccelli e quindi l’occasione era ghiotta per istituire la festa degli innamorati. A proposito di uccelli, dobbiamo citare Il parlamento degli uccelli, poema di Geoffrey Chaucer (1343-1400), considerato il primo riferimento storico al fatto che san Valentino è un giorno speciale per quanti si amano.

Non si sa per certo quando sia iniziata questa festa, ma quel che sappiamo è che il 14 febbraio 1400 a Parigi venne istituito l’Alto Tribunale dell’Amore per decidere su controversie legate ai contratti d’amore, ai tradimenti e alla violenza contro le donne.

A Carlo di Valois-Orléans (1394-1465), mentre era prigioniero nella Torre di Londra dopo la sconfitta nella battaglia di Agincourt (1415), dobbiamo la prima “valentina” che conosciamo. Egli si rivolge alla moglie con queste parole: Je suis desja d’amour tanné, ma tres doulce Valentinée… E sì, è proprio lui che, in un certo senso, ha dato il via ai biglietti di auguri pieni di frasi dolci e cuoricini che oggi troviamo in vendita per san Valentino!

Ecco perché san Valentino è la festa degli innamorati.

Una curiosità: quante rose si regalano per san Valentino?

Per san Valentino è tradizione regalare delle rose, rosse (ma non rosso intenso, che può indicare anche il lutto: l’ideale sarebbero rose rosso corallo, che indica desiderio). Quante rose regalare? Ecco uno schemino che può tornare utile:

  • 1 rosa se il vostro è amore a prima vista
  • 9 rose se pensate di essere dinanzi alla persona con cui vorrete trascorrere il resto della vostra vita
  • 10 rose indicano perfezione
  • 11 rose significano: “Se il mio unico tesoro”
  • 12 rose per supplicare di non essere abbandonati
  • 13 rose stanno a indicare una passione segreta e folle
  • 15 rose servono per chiedere scusa per gli errori commessi
  • 20 rose indicano amore sincero
  • 33 rose sono segno di amore profondo e inestimabile
  • 100 rose sono segno della devozione più totale

Poi, ovviamente fate voi come potete e come il vostro cuore e il vostro portafoglio consigliano.

Foto | Pixabay

Roberto Russo

Roberto Russo

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.

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