chi porta le ombre

Mistero e retaggi della guerra: “Chi porta le ombre” nella Val Tenebrina

Val Tenebrina, provincia di Brescia. 1943-44 e fine 1950.

Chi porta le ombre

Un novembre del dopoguerra il commerciante 61enne Giorgio Prevosti viene sorpreso a Verona nel proprio deposito di prodotti chimici del seminterrato.

Qualcuno gli fa bere olio di ricino, poi muore causa acido muriatico. Forse è stato ucciso e non è il primo. Anche questo viene fatto passare per suicidio (come già a Rovigo, una sega per aprirsi la pancia, e a Treviso, impiccagione). Questa volta l’uomo aveva in tasca una lettera anonima del giorno prima, in cui lo si avvisava del tradimento della moglie. Tutti e tre erano stati fascisti, poveri e cattivi durante la seconda guerra mondiale, poi si erano sistemati benino.

A svolgere indagini private su di loro è stato sicuramente anche il bel trentenne dai baffi neri, alto ed elegante, Benito Pietra, da molti conosciuto come Olmo, già giovane coraggioso leggendario comandante partigiano da quelle parti.

Vive a Mugno con la madre vedova Stella. Gira in moto Guzzi per le campagne gardesane. Fa lavoretti investigativi senza licenza. Ha una relazione mantenuta al minimo sindacale. Insegue i ricordi.

Su un giornale locale esce un articolo sui “finti suicidi” e il tenente dei carabinieri Enrico Carraro, da quattro anni operativo a Brescia, s’insospettisce, poco convinto delle dinamiche della morte di Prevosti e colpito dalla perspicacia di Olmo nella vicenda di una ragazzina uccisa.

Insieme al vicebrigadiere Giannelli cercano faticosamente il giornalista Fogaz, studiano i pochi frammentari incartamenti, fanno domande in giro. Forse i casi analoghi sono anche altri, c’è qualcuno che si sta vendicando o sta eliminando testimoni di un qualche eccidio contro i partigiani pochi anni prima.

Nel frattempo anche Olmo non si dà ancora pace. Raccoglie ulteriori notizie da un altro carabiniere (figlio di partigiana) per rintracciare antichi colpevoli e aiuta un amico preoccupato che la moglie gli mette le corna. Correranno tutti molti rischi.

Bel giallo di William Raineri

Bell’esordio nel romanzo, storico e giallo, per il pubblicitario e soggettista William Raineri (Brescia, 1970).

Stile e struttura di Chi porta le ombre

La narrazione è in terza varia al passato, soprattutto riferita a Olmo e Carraro, per il primo su due piani temporali: il periodo dei mesi della lotta partigiana dal dicembre 1943, con amici e compagni della banda Fulmine in montagna; la solitaria irrequieta vita successiva anni dopo, fra le cascine operose della vallata, piccoli ecosistemi “inventati” dall’autore in provincia di Brescia.

I due personaggi sono destinati a tornare presto. Entrambi sono a loro modo ombrosi. Sulle proprie ombre Carraro scrive lettere alla sorella che imbusta e non spedisce; Olmo cerca una serenità finalmente senza più ombre del passato (da cui il titolo).

Comprensibili alcuni modesti inciampi nella complessa trama, per un romanzo comunque molto solido e godibile, i personaggi ben articolati, un incedere di ritmo e spiccata personalità.

La geografia del romanzo

Il Tenebrino appare come un fiume copioso dalle acque limpide, che scorre su un altipiano imperniato a sudovest sul grande centro urbano di Mugno con lo Stradone che conduce al piccolo borgo di Lambrotto e al monte Grembo e alla grotta più impervia (ideale per nascondersi dai nazisti).

Raineri abita lì più o meno e voleva luoghi pure vicini alla Repubblica di Salò, per creare maggior senso di tensione e di paura e imporre attenzione nei movimenti rischiosi; inoltre, Brescia ha una provincia vastissima, con laghi, montagne, terre agricole ed esistono tante tipologie di “bresciani”, diversi mix tra montanari e campagnoli, cittadini e abitanti dei corsi d’acqua.

Molto vino sfuso, bianco e rosso, allora non c’erano ancora Docg e Doc che poi hanno reso famosa la zona. Meraviglioso il mitico Bossolà della madre, simbolo alimentare dell’autonomia locale.

Il libro

William Raineri
Chi porta le ombre
Sem, 2023

Valerio Calzolaio

Valerio Calzolaio

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