Caffè
Caffè e libri, connubio vincente!

10 opere letterarie che ogni amante del caffè dovrebbe leggere

Il caffè è la bibita preferita da molti artisti e, probabilmente, una delle più bevute al mondo. Se scandagliassimo in lungo e in largo questo nostro pianeta potremmo trovare tipi di caffè che variano per odore, colore, sapore e modo di preparazione. Senza dimenticare le emozioni e i sentimenti che risvegliano in chi ama bere caffè.

Una passione, quella per il caffè, che Voltaire così spiegava:

Bevo quaranta caffè al giorno per essere ben sveglio e pensare, pensare, pensare a come poter combattere i tiranni e gli imbecilli. Sarà senz’altro un veleno, ma un veleno lentissimo: io lo bevo già da settant’anni e, finora, non ne ho mai provato i tristi effetti sulla mia salute…”

Ci auguriamo che nessuno di coloro che ci leggono beva quaranta caffè al giorno, però!

I migliori libri sul caffè

Il caffè fa anche da sfondo a diversi romanzi (senza contare i caffè letterari, locali che hanno ospitato scrittrici e scrittori nel corso degli anni). Diamo uno sguardo, allora, ai migliori libri sul caffè che ogni appassionato di questa bevanda dovrebbe leggere prima o poi.

I romanzi di Toshikazu Kawaguchi

C’è una voce che gira per Tokyo. Nascosta in uno dei suoi vicoli c’è una piccola caffetteria che vale la pena visitare non solo per l’ottimo caffè ma anche perché, se si sceglie la sedia giusta dove sedersi, si può tornare indietro nel tempo. Poiché anche l’incredibile è soggetto a limitazioni, non si può lasciare il bar per tutta la durata del viaggio; per tornare bisogna bere il caffè prima che si raffreddi e, qualunque cosa si faccia, il presente non cambierà. Attraverso le emozionanti storie di quattro clienti che decidono di intraprendere questa avventura per motivi diversi il romanzo Finché il caffè è caldo offre una storia senza tempo di amore, di opportunità mancate e di speranza in un futuro che deve ancora arrivare.

Il romanzo di Toshikazu Kawaguchi è stato un successo a livello mondiale. Ha avuto due sequel: Basta un caffè per essere felici e Il primo caffè della giornata. In Italia la trilogia è pubblicata da Garzanti con la traduzione di Claudia Marseguerra.

I testi di Diego Galdino

Anche da noi in Italia abbiamo una serie di libri sul caffè ambientati in un bar. Anzi: a scriverli è proprio un barista, Diego Galdino, definito il Nicholas Sparks italiano.

Il romanzo Il primo caffè del mattino e il suo sequel L’ultimo caffè della sera raccontano l’amore che nasce proprio tra gli aromi del caffè. I due titoli sono pubblicati da Sperling & Kupfer (e sono anteriori ai romanzi di Toshikazu Kawaguchi).

La gente felice legge e beve caffè, di Agnes Martin-Lugand

Dopo la morte del marito e della figlia in un incidente, Diane è rimasta chiusa in casa per un anno, incapace di riprendere il controllo della propria vita. La sua unica àncora al mondo reale è Félix, amico e socio nello spazio letterario che hanno chiamato “Gente felice che legge e beve caffè”, dove Diane non ha più messo piede.

Decisa a darsi una nuova possibilità lontano dai suoi ricordi, si stabilisce in una piccola città dell’Irlanda, in una casa in riva al mare. Gli abitanti di Mulranny sono allegri e gentili. Tranne Edward, il suo arcigno e selvaggio vicino di casa, che la scuoterà dalla sua indolenza, suscitando in lei rabbia, odio e, con suo grande rammarico, attrazione. Ma come gestire i nuovi sentimenti? E poi, cosa fare con loro?

Il libro è pubblicato da Sperling & Kupfer e la traduzione è di Margherita Belardetti.

La ballata del caffè triste, di Carson McCullers

Il libro (tradotta da Franca Cancogni e pubblicata in Italia da Einaudi) è composto da sette racconti, il primo dei quali dà il titolo a tutta la raccolta.

In questo stesso paese, c’era una volta un caffè e la vecchia casa con le tavole inchiodate era diversa da ogni altra per miglia e miglia. C’erano tavolini con tovaglie e tovaglioli di carta, nastri colorati appesi ai ventilatori elettrici e gran folla le notti di sabato. Proprietaria era Miss Amelia Evans, ma la persona cui andava il merito del successo e dell’allegria del locale era un gobbo chiamato cugino Lymon. Un’altra persona ha parte nella storia di questo caffè: l’ex marito di Amelia, un losco figuro che, tornato in paese dopo una lunga condanna nel penitenziario, portò con sé la rovina e se ne andò di nuovo per la sua strada. Da allora, ed è molto tempo, il caffè è rimasto chiuso, ma ancora lo si ricorda.

McCullers usa una prosa poetica piena di bellezza, personaggi molto particolari e riflessioni sulle particolarità di ognuno, così come sulla realtà intima che li circonda. Queste storie raggiungono una risonanza interiore che va ben oltre la semplice e diretta osservazione della realtà. Il mondo struggente, disperato e profondamente poetico di Carson McCullers è, secondo le parole di Edith Sitwell, l’eredità di “una scrittrice trascendentale”.

Nel caffè della gioventù perduta, di Patrick Modiano

Con il suo stile inconfondibile, il Premio Nobel Patrick Modiano dà voce alla labile memoria dei sentimenti. Il romanzo Nel caffè della gioventù perduta (traduzione di Irene Babboni per Einaudi) è ambientato al Café Condé. È un piccolo punto di incontro per un insieme di anime che come falene attirate dalla luce, si ritrovano a gravitare nel suggestivo quartiere latino.

Mendel dei libri, di Stefan Zweig

Mendel dei libri (traduzione di Ada Vigliani per Adelphi) racconta la tragica storia di un vecchio libraio eccentrico che passa le proprie giornate seduto allo stesso tavolo in uno dei tanti caffè di Vienna. Grazie alla sua memoria enciclopedica, l’immigrato ebreo russo non solo è tollerato, ma anche amato e ammirato dal proprietario del Café Gluck e dalla clientela colta che richiede i suoi servizi. Nel 1915, tuttavia, Jakob Mendel viene inviato in un campo di concentramento, ingiustamente accusato di collaborare con i nemici dell’Impero austro-ungarico. Un breve e brillante resoconto dell’esclusione in Europa nella prima metà del XX secolo.

Fondi di caffè, di Mario Benedetti

In esergo troviamo una citazione di Julio Cortázar che è la chiave di lettura di tutto il testo di Mario Benedetti (edito da La nuova frontiera con traduzione di Elisa Tramontin): “Dove finiscono le nebbie, i fondi di caffè, gli almanacchi di un altro tempo?”. Le storie di questo libro, infatti, sono come fondi della bevanda che, sedimentandosi, hanno formato le fondamenta dell’esistenza del protagonista, Claudio, ma anche la nostra.

Via | Pijamasurf
Foto | Anrita1705 via Pixabay

Roberto Russo

Roberto Russo

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.

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