Una rappresentazione della chiaroveggenza

Chiaroveggenza: quando la letteratura anticipa il futuro

Chi è un veggente? Secondo Treccani è un profeta, qualcuno che vede il futuro. In generale tutti sappiamo che un veggente è provvisto di capacità paranormali (la chiaroveggenza) che si manifestano quando si rivela in grado di ottenere informazioni su situazioni, cose o persone che non fanno parte del momento attuale. Notizie ottenute senza l’uso dei cinque sensi bensì grazie a un sesto senso che regala percezioni visive, conoscenza di fatti passati o futuri, ma anche di qualcosa che sta accadendo nel presente seppur in altro luogo.

Cinque libri che trattano di chiaroveggenza

La chiaroveggenza è un fenomeno presente in ogni tempo e in ogni cultura fin dall’antichità, ampiamente documentato. Non poteva certo mancare in letteratura!

Le profezie di Nostradamus: premonizioni o ipotesi

Tra i cinque libri e autori che trattano di chiaroveggenza che abbiamo scelto per voi, ecco uno dei più importanti scrittori di profezie, nato nel 1503. Ha nome Michel de Notre Dame, meglio conosciuto come Nostradamus.

Ha davvero predetto tantissimi eventi poi accaduti nel mondo? Per capirlo e magari riconoscerne alcuni bisognerebbe leggere il suo più famoso libro tradotto in tutto il mondo Le profezie di Nostradamus, anche se sono in molti a dire che pur non possedendo alcuna dote di veggente fu in grado di predire il futuro con abilità logiche dettate dai suoi innumerevoli studi e apertura mentale. Ovvero, una grande mente al servizio di ipotesi future. In buona parte dei casi il suo testo non fornisce neppure date precise, tuttavia la tradizione racconta che fu addirittura in grado di predire la sua stessa morte.

La zona morta: dono o condanna?

Affascinante, ma ci sono tanti romanzi che danno vita a personaggi veggenti. Lo stesso Re del Terrore ha trattato più volte l’argomento: stiamo parlando di Stephen King, il quale, per esempio, nel suo La zona morta, narra di un bambino che nel 1953 sviene mentre pattina sul ghiaccio. In quello stato di incoscienza prevede un incidente futuro del quale sarà vittima un adulto che sta là vicino a lui in quel momento.

Il bambino cresce, diventa un insegnante, tutto sembra scorrere normalmente. Tuttavia in seguito a un evento traumatico va in coma per molto tempo e, al suo risveglio, comprende che ciò che gli era accaduto da bambino non rappresenta più un fatto lontano e isolato: toccando oggetti e persone può vederne il futuro.

La dote paranormale si rivela un bene quando gli permette di aiutare le persone, ma via via questa sua diversità suscita l’attenzione dei media e tutto si fa stancante. La vita normale a un certo punto non è che un lontano ricordo: immergersi nell’orrore delle persone, vederne la vera natura, scoprirne le intenzioni malevole e non poter far altro che provare a far sì che non si compiano, può distruggere la vita.

Un dono meraviglioso ma anche orribile: questo ci racconta Johnny, il personaggio di Re King che

aveva scoperto uno dei grandi e segreti componenti del principio che muove il mondo: se coloro che ricevono non vogliono dare, spesso lo vorranno coloro che non hanno ricevuto, e questo senza alcun motivo plausibile.

Un romanzo che ha previsto il futuro

1984 di George Orwell non parla di chiaroveggenza, eppure mostra lo stesso autore come tale. In una sorta di previsione del futuro, non è forse vero che il suo romanzo – divenuto oramai un classico della narrativa – anticipa situazioni che oggi ci sono familiari?

L’osservazione morbosa e voyeuristica degli abitanti di un paese, il tentativo di ridurre il bagaglio linguistico delle persone impoverendolo il più possibile, il controllo delle masse nel limitare la parola necessario per ottenere la conseguente limitazione del pensiero, il manipolare la verità, il controllo della stampa, la censura su romanzi e canzoni…

Orwell iniziò a scriverlo nel 1948 ma a leggerlo oggi appare come reale premonizione, più che un romanzo distopico.

Potevano spiarti giorno e notte, ma se restavi in te potevi ancora metterli nel sacco. Con tutta la loro abilità non erano riusciti a scoprire il segreto per sapere che cosa stava pensando un altro essere umano.

E invece no: Orwell da vero chiaroveggente, è riuscito con largo anticipo a sapere che cosa domani avrebbero detto o fatto altri esseri umani per raggiungere scopi poco nobili. E ne ha lasciato traccia in un romanzo inquietante.

La chiaroveggenza: imparare a conviverci

Siamo al quarto dei cinque libri che trattano di chiaroveggenza. Citiamo Salvatore Savasta, uno scrittore contemporaneo che proprio di recente ci ha regalato Il marchio di Medusa (Giraldi Editore), un thriller psicologico che fa muovere i personaggi su più piani narrativi.

Non vogliamo raccontarvi troppo di questo romanzo per non rovinare l’effetto sorpresa, tuttavia lo abbiamo scelto perché offre una visione approfondita di come può sentirsi un individuo normale che scopre di possedere doti di veggenza. È davvero qualcosa di elettrizzante?

La verità è che queste capacità mi hanno tormentata per tutta la vita. Da quando ero piccola, sono stata oggetto di scherno, di paura, persino di odio. Immagina di essere una bambina che vede cose che gli altri non vedono, che sente voci che gli altri non sentono. Mi hanno chiamato strega, pazza, bugiarda. Anche i miei genitori, che mi amavano, non sapevano come aiutarmi. Ho imparato a vivere con questo dono, o maledizione, dipende dai punti di vista.

Lei è Rita, una donna che vorrebbe una vita normale ma che mai ha avuto la possibilità di sottrarsi a questa dote/condanna. Le sue capacità si rivelano attraverso i sogni, e chi di noi può sottrarsi a essi?

Trattata da diversa, derisa a scuola, lasciata in disparte e senza amici, o meglio con amici “diversi” da quelli che i ragazzi sono soliti frequentare…

Ho iniziato a parlare con amici immaginari, o almeno così credevano tutti. Ma per me, loro erano reali, vividi, veri. Li vedevo, sentivo le loro voci. Mi raccontavano segreti, paure, sogni. Alle volte litigavano tra loro. Altre se la prendevano con me perché li ignoravo, nel disperato tentativo che svanissero.

Insomma, anche Rita di Salvatore Savasta, così come Johnny, sembra volerci ricordare che è difficile godere di un simile dono e nel tempo non è come dono che lo si percepisce: gli altri guardano con timore e scetticismo, come sempre accade quando ci si trova di fronte all’inspiegabile o irrazionale. E la sua Rita ci spiega che non è qualcosa che si può rifiutare, e così si impara a vivere nella paura di ciò che si vedrà o scoprirà degli altri e negli altri, adattandosi a un conseguente isolamento forzato che diviene naturale allo stesso tempo.

Per Clara la veggenza è magia

La casa degli spiriti, romanzo di Isabelle Allende pubblicato per la prima volta a Buenos Aires nel 1982 e poi tradotto in numerose lingue, offre tra i tanti che lasciano il segno un personaggio memorabile: Clara del Valle (impersonata nell’omonimo film da Meryl Streep).

È dotata di poteri paranormali, vede le persone defunte ma anche ciò che accade lontano da lei. Le sue premonizioni si mostrano quando a 12 anni “vede” il futuro della sua famiglia e il proprio, comprendendolo nel contesto in cui tutto avverrà. Saranno importanti nel romanzo gli eventi storici e politici abilmente mescolati all’importanza delle tradizioni, della famiglia, del cambiamento (la storia va degli inizi del XX secolo agli anni ’70). E in tutto questo, gli elementi soprannaturali e il dono di Clara saranno più che ambientazione, contorno o caratterizzazione della psicologia della protagonista, divenendo invece carattere importante di tutta la narrazione.

Clara, a differenza di altri personaggi veggenti della letteratura, vive queste capacità in modo sereno, naturale, connettendosi al quotidiano con una spiritualità che altri temono pur accettandola. La sua sensibilità e quegli strani poteri offrono magia anche all’interno di un contesto spesso duro e cattivo.

Mentre tutto attorno cambia, lei è un personaggio che resta fedele a se stessa, al suo senso di giustizia, al suo saper amare e superare la morte, anzi con la morte può arrivare a dialogare in una piena accettazione di quel qualcosa che ci attende tutti, buoni o cattivi, prevedibile o no.

Foto | VisualGeneration via Depositphotos

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Susanna Trossero

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