Allotropi: i gemelli diversi della lingua
Allotropi: i gemelli diversi della lingua

Allotropi: i gemelli diversi della lingua

Arrischiarsi a parlare di allotropia dà l’impressione di affrontare un tema scabroso, magari una malattia, già. Forse qualcuno un po’ più distratto avrà letto “licantropi” e adesso si starà chiedendo a che punto uscirà fuori il lupo mannaro. I più scaltri avranno invece pensato “ma cosa diamine c’entra un trattato di chimica, ora”? Gli uni e gli altri rimarranno delusi quando finalmente si renderanno conto che oggi abbiamo solo voglia di scrivere un po’ a proposito della nostra bella, meravigliosa Lingua Italiana.

Gli allotropi

Niente licantropia, niente di niente di fenomeni chimici, anche se la definizione alla fine qualcosa a che vedere con la terminologia coniata dallo studioso Jons Jacob Berzelius ce l’ha. In chimica si parla di allotropia quando una sostanza ha la proprietà di esistere in forme differenti. Le varianti si chiamano, appunto, allotropi. Nella linguistica il concetto è simile, ma noi oggi ne parliamo perché abbiamo piacere di andare a vedere le sfumature di questo concetto.

Nel titolo dell’articolo abbiamo scherzato, parlando di gemelli diversi della lingua. Ma in effetti se gli allotropi non possono definirsi gemelli, fratelli lo sono di certo, anche se per loro natura non si “incontrano” da parecchio tempo.

Perché gli allotropi sono interessanti per chi scrive

Ma basta perdersi in chiacchiere. Andiamo a vedere cosa sono realmente e perché uno scrittore deve porre molta attenzione a questi allotropi.

Come ben sapete, l’Italiano è una lingua romanza, che deriva dal latino scritto e parlato dalle popolazioni dell’area che è comunemente chiamata romània (territorio di diffusione delle lingue romanze, appunto: italiano, francese, spagnolo, portoghese, romeno ecc.).

Detto questo è facile dedurre che, in linea di massima, una parola del nostro italiano derivi quasi certamente da una della lingua latina. Vediamo qualche esempio molto semplice:

  • Pane < PANEM
  • Stella < STELLA
  • Vecchio < VETULUS

E così via. Nel tempo le cose non sono state sempre così lineari, ma non è questa la sede per approfondire tutti i fenomeni che hanno coinvolto la nascita dell’italiano.

Oggi non ci rendiamo conto della trafila che un lemma ha fatto per entrare stabilmente a far parte del nostro vocabolario ma, semplificando ancora, possiamo affermare che una parola può essere arrivata a noi, nella sua forma, solo in due modi: per via dotta o per via popolare.

Esempi di allotropia linguistica

Cosa significa? Andiamo a vedere. La nostra lingua per molto tempo ha avuto una forte matrice letteraria. Era la una lingua scritta, piuttosto che parlata. Non esisteva la Lingua di tutti, uniforme, ma tante lingue, quelle che oggi chiamiamo dialetti proprio in contrapposizione a una lingua (anch’essa prima solo dialetto) ufficiale. Pensate che solo la leva obbligatoria e la radio (e la televisione) in seconda battuta hanno consegnato agli italiani una lingua comune a tutti. Prima ognuno conosceva esclusivamente il proprio dialetto e i libri, la cultura, erano veramente per pochi eletti studiosi (soprattutto ecclesiastici). Due mondi diversi, quindi, per il nostro italiano, quello parlato tutti i giorni in migliaia di maniere differenti e quello dei libri.

Alcuni esempi: vet(u)lus

Succede che le parole del parlato (scusate gli involontari giochi di… parole) si usurino con l’utilizzo. Solo a questo modo VET(U)LUS può diventare prima VETLUS poi vecchio. Le lingue nascono a questo modo, cambiando ogni giorno, modificandosi in continuazione, assimilando termini da altre lingue, innovandosi senza essere mai uguali al giorno prima.

Ma abbiamo detto che l’italiano è anche lingua di dotti, da libri. È successo spesso, quindi, che i nostri studiosi, i letterati, abbiano attinto alle tradizioni del passato, recuperando una forma latina (e non solo) e adattandola alla morfologia della lingua corrente. Una forma cristallizzata, non usurata, non ciancicata da milioni di persone per decine di anni, insomma. Nel caso precedente avremmo potuto trovare qualcosa come *vetolo (parola inventata, solo ipotizzata per questo esempio, quindi marcata con *). Oppure, se ci pensate bene: vetusto! E se andiamo a fare qualche ricerca VETUS è radice comune, laddove VETULUS non è altro che un diminutivo.

Comincia a essere chiara la differenza? Partiamo da una sola forma, VETUS, che nelle varie evoluzioni (partecipi anche diminutivi e forme derivate) ci restituisce forme assai diverse: vecchio e vetusto. Con questo esempio abbiamo divagato, ma andiamo a vedere qualche vero allotropo, tanto per capire.

Altro esempio: vitium

Partiamo dalla forma latina VITIUM.

Gli allotropi derivati sono vizio (dottismo, molto simile al vocabolo latino) e vezzo (forma popolare, decisamente differente)

E ancora, da DISCUM abbiamo disco e desco (in questo caso il dottismo mantiene la vocale di origine, usurata invece in una forma più aperta in vezzo: I > e).

Forme allotrope, quindi, sulle quali possiamo fare una interessantissima considerazione molto utile a chi ha il piacere di esercitare l’arte dello scrivere. Oltre che nella forma, in cosa si differenziano gli allotropi popolari da quelli dotti?

Gli esempi qui sopra sono sufficienti a darci una risposta valida: nella concretezza del significato. Una parola che è entrata nella lingua come dottismo (presa quindi dal latino e introdotta a forza da qualcuno) avrà spesso un significato più astratto (disco) rispetto a una che invece è passata di bocca in bocca (desco) e che arriva a rappresentare qualcosa di più concreto nella vita quotidiana.

Sono differenze semantiche che uno scrittore non può ignorare. Ogni parola ha il suo carattere, oltre che la sua storia, e si colloca in un punto preciso nel mondo dei significati. Vero, molte differenze col tempo si sono perse e taluni significati sono cambiati di molto, facendoci sentire più vicina una forma dotta piuttosto che una popolare. Ma certe differenze sussistono ancora e andarle a cercare non è solo un passatempo appassionante, è anche un momento di approfondimento che arricchisce la persona quanto il professionista. E che ci svela, ancora una volta, qualora fosse necessario, il meraviglioso mondo che si cela dietro e attorno alla nostra lingua.

Testo a cura di Andrea Franco
Foto | © Astrid Gast – Fotolia.com

Libraio

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Nata nell’estate 2005, la Graphe.it edizioni è il coronamento di un desiderio tanto profondo da poter essere catalogato come sogno e, come casa editrice, pur nella sua ridottissima dimensione, desidera coltivare i sogni nella vita di ogni giorno convinti che, come sosteneva Arthur Schopenhauer, la vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare. La Graphe.it edizioni si propone di dare voce a scrittori, esordienti o meno, che abbiano qualcosa da dire in maniera nuova e che, forse, non trovano ascolto... Intenzione della Graphe.it edizioni è perseguire la massima circolazione delle idee. Vorremmo che le culture di tutti i paesi soffiassero per la nostra casa con la massima libertà.

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