Frasi su Auschwitz
Frasi su Auschwitz

Frasi su Auschwitz, il tristemente noto campo di concentramento

Auschwitz. Solo il nome richiama alla memoria la tracotanza dell’ideologia nazista e lo sterminio del popolo ebraico, come anche la sistematica eliminazione di quanti erano invisi al regime nazista.

Il campo di concentramento di Auschwitz (che poi in realtà erano tre: Auschwitz I e Auschiwtz II a Birkenau e Auschwitz III a Monowitz, più altri quarantacinque sotto-campi) venne liberato dalle truppe russe il 27 gennaio 1945 e per questo motivo il Giorno della memoria si celebra il 27 gennaio.

Arbeit macht frei. Il lavoro rende liberi. Questa la scritta all’ingresso del campo di Auschwitz. Oggi l’epitaffio posto all’entrata così recita:

Grido di disperazione e ammonimento all’umanità sia per sempre questo luogo dove i nazisti uccisero circa un milione e mezzo di uomini, donne e bambini, principalmente ebrei, da vari paesi d’Europa. Auschwitz-Birkenau 1940-1945.

Terribile, poi, una frase apparsa su un muro di Auschwitz: «Se Dio esiste, dovrà chiedermi scusa».

Le frasi sui campi di concentramento

Libri, testimonianze, interviste riportano molte frasi su Auschwitz che possono esserci di aiuto per provare a capire quanto accaduto.

Frasi su Auschwitz di Primo Levi

Primo Levi, che ad Auschwitz fu deportato, ha scritto della tragedia del lager nelle sue opere, tra cui ricordiamo Se questo è un uomo. Dai suoi testi riportiamo alcune frasi su Auschwitz.

  • Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi, è nell’aria. La peste si è spenta, ma l’infezione serpeggia: sarebbe sciocco negarlo.
  • Devo dire che l’esperienza di Auschwitz è stata tale per me da spazzare qualsiasi resto di educazione religiosa che pure ho avuto. C’è Auschwitz, quindi non può esserci Dio. Non trovo una soluzione al dilemma. La cerco, ma non la trovo.
  • È dell’uomo operare in vista di un fine: la strage di Auschwitz, che ha distrutto una tradizione e una civiltà, non ha giovato a nessuno.
  • Gli altri prigionieri di Auschwitz popolano la mia memoria della loro presenza senza volto e se potessi racchiudere in un’immagine tutto il male del nostro tempo, sceglierei questa immagine, che mi è familiare: un uomo scarno, dalla fronte china e dalle spalle curve, sul cui volto e nei cui occhi non si possa leggere traccia del pensiero.
  • Per il fatto che un Auschwitz è esistito, nessuno dovrebbe ai nostri giorni parlare di Provvidenza.
  • Questo non è un sanatorio. Questo è un Lager tedesco, si chiama Auschwitz, e non se ne esce che per il camino. Se ti piace è così; se non ti piace, non hai che da andare a toccare il filo elettrico.

Altre citazioni su Auschwitz

  • Ad Auschwitz tante persone, ma un solo grande silenzio. (Francesco Guccini)
  • Auschwitz non può e non deve essere dimenticato, perché la memoria dei morti innocenti deve essere riscattata, e questo mondo nella sua interezza appartiene a tre tipi di esseri umani: coloro che sono già vissuti, coloro che sono tuttora in vita, e coloro che devono ancora nascere. (Costanzo Preve)
  • Dopo Auschwitz bisogna credere in Dio, altrimenti si darebbe una vittoria postuma a Hitler. (Jürgen Moltmann)
  • Dopo Auschwitz non è più possibile la poesia. (Theodor Adorno; il poeta Hans Sahl contesta tale affermazione e scrive una poesia per confutarla)
  • Dopo Auschwitz possiamo e dobbiamo affermare con estrema decisione che una Divinità onnipotente o è priva di bontà o è totalmente incomprensibile. (Hans Jonas)
  • L’affermazione più profonda che sia mai stata pronunciata a proposito di Auschwitz non fu affatto un’affermazione, ma una risposta. La domanda: «Ditemi, dov’era Dio, ad Auschwitz?». La risposta: «E l’uomo, dov’era?». (William Clark Styron)
  • Non perché non voleva, ma perché non poteva, Dio non è intervenuto ad Auschwitz. Ma egli non poteva intervenire perché nell’atto della creazione dal nulla si era limitato, anzi si era spogliato della sua potenza. (Eberhard Jungel)
  • Per chi ci ha vissuto, Auschwitz non è un luogo, è una sensazione. Il freddo mi entrava dentro e mi rosicchiava. Ero solo con me stesso. (Nedo Fiano)
  • Tanto grande è il rischio di dimenticare, che occorrerebbe un anniversario di Auschwitz al giorno! (Elisa Springer)

Foto | Di Muu-karhu (Opera propria) [GFDL, CC-BY-SA-3.0 o CC BY 2.5], attraverso Wikimedia Commons

Roberto Russo

Roberto Russo

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.

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